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Le nuove linee guida sulle vitamina D… sono orrende

Giu 23, 2024 | Endocrinologia, Medicina Preventiva, Nutraceutica

In questo articolo riporto alcuni argomenti trattati nel mio video su YouTube, che trovi qui sotto.

Le nuove linee guida della Endocrine Society raccomandano di limitare l’integrazione di vitamina D oltre la dose giornaliera raccomandata a specifici gruppi a rischio e sconsigliano di fare l’esame della vitamina D nei soggetti sani. Sì, hai letto bene!

Questo documento è stato presentato il 3 giugno 2024 al meeting annuale della Endocrine Society e pubblicato contemporaneamente sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. Qui vengono identificati 4 gruppi di persone possono beneficiare dell’integrazione di vitamina D:

  • Bambini di età compresa tra 1 e 18 anni per prevenire il rachitismo e potenzialmente ridurre il rischio di infezioni delle vie respiratorie.
  • Donne in gravidanza per ridurre il rischio di complicazioni materne e neonatali.
  • Adulti sopra i 75 anni per diminuire il rischio di mortalità.
  • Adulti con prediabete per ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 2.

Per questi gruppi, è consigliata un’integrazione giornaliera di vitamina D di 600 UI al giorno per le persone tra 1 e 70 anni e 800 UI al giorno per gli over 70. Dosaggi che, a mio giudizio e per la mia esperienza, è impossibile che portino ad una vera sufficienza dei valori di vitamina D.

E poi, il documento sconsiglia l’assunzione di una quantità di vitamina D superiore alla dose giornaliera raccomandata per la maggior parte degli adulti sani sotto i 75 anni e sottolinea di non sottoporre a test i livelli di vitamina D nel sangue della popolazione generale, inclusi coloro che sono obesi o hanno la pelle più scura.

No comment.

Hanno anche proposto questo incredibile dilemma: quando i medici misurano la vitamina D, devono decidere come procedere. È qui che sorgono le domande sui livelli, e questo rappresenta un grande problema. Quindi, il gruppo di esperti suggerisce di non fare lo screening, così da non mettere in difficoltà i medici. Chiaro…

Questo è un altro punto centrale, e lo giustificano dicendo che non c’è davvero dimostrazione che lo screening migliori la qualità della vita: addirittura dicono che “probabilmente lo screening non è utile in nessuna fascia d’età”.

No comment.

I dosaggi utili secondo me di vitamina D

Oltre al naturale approvvigionamento di vitamina D attraverso l’esposizione alla luce solare, è comunque necessario spesso un apporto giornaliero aggiuntivo di almeno 1000 UI per umani con il colore della pelle più chiara, i disabili, persone ricoverate.

L’esposizione al sole subottimale riguarda umani con pelle scura ed anziani, obesi, patologie gastrointestinali o malassorbimento, pazienti con tumore, che hanno bisogno di ulteriori 2000 UI/die o più per mantenere livelli sierici oltre 35ng/ml.

Durante la gravidanza e l’allattamento, necessitano di circa 4000 UI /die per la fisiologica ed ottimale attività immunitaria e rigenerativa.

Qual è il dosaggio giusto quindi? Quello che mediamente possa farti raggiungere la quota di 60-80 ng/dl come valore di vitamina D nelle analisi.

Le forme della vitamina D

La vitamina D viene prodotta dal colesterolo. O per meglio dire, dal 7-deidro-colesterolo.

Ecco le varie forme di vitamina D.

  • Colecalciferolo (D3):
    • Forma inattiva.
    • Deve essere metabolizzato nel fegato (calcifediolo) e poi nei reni (calcitriolo).
    • Utilizzato per la supplementazione generale di vitamina D.
    • È un pro-ormone.
  • Calcifediolo (25(OH)D):
    • Forma di stoccaggio e principale forma circolante.
    • Indicatore del livello di vitamina D nel corpo.
    • Necessita di ulteriore attivazione nei reni per diventare calcitriolo.
  • Calcitriolo (1,25(OH)2D):
    • Forma attiva.
    • Diretto effetto fisiologico sulla regolazione del calcio e del fosforo e altre funzioni cellulari.
    • Utilizzato in trattamenti specifici, come nell’insufficienza renale cronica o nell’ipocalcemia.
    • È un ormone.

Applicazioni cliniche:

  • Colecalciferolo: integratore comune per prevenire o trattare la carenza di vitamina D.
  • Calcifediolo: può essere utilizzato quando è necessaria una rapida correzione dei livelli di vitamina D.
  • Calcitriolo: utilizzato in situazioni cliniche specifiche dove è necessaria l’azione immediata della vitamina D attiva, come in alcuni disordini renali o paratiroidei.

Il rapporto 1,25(OH) e 25(OH)

Questo rapporto, chiamato spesso in letteratura VMR, si è dimostrato un predittore superiore di complicanze diabetiche e cardiovascolari e può avere un’utilità nel predire lo sviluppo di complicanze diabetiche.

È inoltre utile indice in casi di osteoporosi e patologie epatiche o renali.

La proteina legante la vitamina D

Come tutte le sostanze lipofile, la vitamina D necessita di una proteina per circolare nel sangue.

La proteina legante la vitamina D (DBP) è una proteina plasmatica che fa questo lavoro.

DBP migliora la stabilità e la biodisponibilità della vitamina D, facilitando il suo trasporto verso i tessuti target.

È dimostrato poi che DBP svolge un ruolo nella modulazione della risposta immunitaria e nella protezione contro l’infiammazione.

Il recettore della vitamina D

Il recettore della vitamina D (VDR) è presente in:

  • pelle
  • cervello
  • ipofisi
  • ghiandole salivari
  • paratiroidi
  • polmone cuore milza pancreas
  • surrenale
  • mucosa orale nasale
  • ghiandola
  • esofago
  • stomaco
  • sistema immunitario
  • microbioma

Praticamente ovunque. Se la natura ha messo questo recettore in tutti questi tessuti, è evidente che la vitamina D possa potenzialmente svolgere azioni in ognuno di questi distretti.

Esistono polimorfismi legati a questo recettore, te ne parlo nel video.

Vitamina D e longevità

Nel video ti segnalo questo articolo di ricercatori italiani appena uscito.

Si evidenzia che possa essere correlata praticamente in tutti gli hallmarks dell’invecchiamento:

Instabilità genomica: la vitamina D può migliorare la stabilità del DNA e promuovere la riparazione dei danni genetici.

Accorciamento dei telomeri: appare evidente una correlazione positiva tra livelli di vitamina D e lunghezza dei telomeri, indicando un possibile effetto protettivo.

Alterazioni epigenetiche: òa vitamina D può influenzare la metilazione del DNA e altre modifiche epigenetiche, con possibili effetti benefici sull’invecchiamento.

Perdita di proteostasi: può aiutare a mantenere l’integrità proteica e ridurre l’accumulo di proteine mal ripiegate.

Disfunzione mitocondriale: può migliorare la funzione mitocondriale e ridurre lo stress ossidativo.

Senescenza cellulare: può ridurre la senescenza cellulare e l’infiammazione associata (SASP).

Esaurimento delle cellule staminali: può migliorare la funzione delle cellule staminali e supportare la rigenerazione tissutale.

Comunicazione intercellulare alterata: potrebbe modulare la comunicazione tra le cellule, contribuendo alla salute globale del tessuto.

Infiammazione cronica: la vitamina D ha noti effetti antinfiammatori che possono ridurre l’infiammazione cronica associata all’invecchiamento.

Disbiosi: può influenzare positivamente il microbioma intestinale, migliorando la salute intestinale e riducendo l’infiammazione.

Per più informazioni ti rimando nuovamente al video completo e alla bibliografia.

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Bibliografia

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  • Altra bibliografia nel mio articolo “Vitamina D: cose che non sai
  • Altra bibliografia nel mio articolo “Vitamina D: 5 cose da sapere

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