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La luce rossa è una terapia

Ago 8, 2025 | Infiammazione, Medicina Preventiva, Terapie Future

Ti ho parlato molte volte di mitocondri, le nostre fantastiche centrali nucleari che producono la nostra energia.

Sono sempre più spesso al centro dell’attenzione come possibile causa, nel caso “non funzionassero bene”, di alcune patologie ancora non ben spiegate, ma soprattutto come possibile target terapeutico per migliorare proprio la produzione di energia o in generale per la medicina potenziativa.

Oggi ti parlo di una “tecnologia” antica quanto il Sole stesso che può ottimizzare proprio la funzione mitocondriale: la fotobiomodulazione, in particolare attraverso la red light therapy.

Sto approfondendo sempre di più questo tema. E oggi, grazie a nuove evidenze (alcune davvero molto interessanti a mio giudizio), voglio spiegarti perché dovremmo considerare la luce rossa come un vero nutriente metabolico e come può diventare un‘alleata preziosa per il tuo sonno, la tua energia e anche la tua longevità.

Che cos’è la red light therapy?

La red light therapy (RLT) utilizza lunghezze d’onda comprese tra i 620 e i 850 nanometri (quindi luce rossa e infrarossa), capaci di penetrare nei tessuti e stimolare attività biologiche profonde, specialmente proprio a livello mitocondriale.

Questa esposizione non genera calore, né danneggia i tessuti: al contrario, attiva e modula la funzione delle cellule, migliorando la produzione di ATP (la “moneta energetica” del corpo, prodotta appunto dai mitocondri).

I mitocondri: quando la luce diventa energia

Qui entriamo un pochino più nello specifico, spero di non annoiarti, ma è molto stimolante secondo me.

I mitocondri producono energia grazie alla catena di trasporto degli elettroni (ETC), una sequenza di reazioni che genera un gradiente protonico utile a sintetizzare ATP.

E qui arriva la parte sorprendente: uno dei complessi chiave della ETC, il complesso IV (citocromo c ossidasi), è fotosensibile, ovvero sensibile alla luce, in particolare proprio alla luce rossa. Quando viene colpito da fotoni di specifica lunghezza d’onda, aumenta la sua efficienza, migliorando il gradiente protonico e quindi la produzione di ATP.

Non solo: anche l’acqua intracellulare (cioè l’acqua all’interno delle nostre cellule) sembra reagire alla luce rossa, modificando la sua viscosità e rendendo più agevole il passaggio protonico attraverso l’ATP sintasi.

Per capire meglio: è come se le pale della “turbina mitocondriale” girassero più libere, producendo più energia con meno fatica.

Sonno e mitocondri: uno studio molto interessante…

E poi, parliamo di sonno oltre che di energia. È uscito da pochissimo un nuovo studio prodotto da un team di Oxford, guidato da Raffaele Sarnataro, laureato alla normale di Pisa, pubblicato su Nature: questo cambia profondamente il nostro modo di vedere il sonno.

Analizzando i neuroni del sonno in Drosophila (moscerini della frutta), hanno scoperto che il bisogno di dormire non è solo legato a segnali ormonali come la melatonina, ma a un surplus di elettroni nei mitocondri. Ovvero quando i mitocondri sono troppo “carichi” (tanta energia ma poca richiesta), iniziano a generare ROS (radicali liberi), e il cervello risponde inducendo il sonno per ripulire e ripristinare una situazione ideale.

Durante il sonno, quindi:

  • i mitocondri si fondono, condividono risorse e si rigenerano
  • diminuisce lo stress ossidativo
  • si ristabilisce il giusto equilibrio energetico.

Ecco un nuovo motivo per cui il sonno ci rigenera: durante la notte c’è una “manutenzione” delle nostre cellule, anche a livello mitocondriale.

Fotobiomodulazione = reset mitocondriale?

La fotobiomodulazione agisce come una potenziamento sul metabolismo dei mitocondri, migliorandone la flessibilità, riducendo la produzione di ROS e ottimizzando il bilancio tra domanda e offerta di ATP.

Ne derivano benefici su:

  • energia fisica e mentale (produciamo più ATP),
  • infiammazione cronica (riduzione dei ROS),
  • performance sportiva (vedi RCT su miglioramento endurance),
  • qualità del sonno e recupero.

Quando e come usare la luce rossa? Il protocollo

Ti lascio qui una routine semplice ma che ritengo efficace per integrare la red light therapy nella tua giornata.

Serve un dispositivo con LED tra 630 e 850 nm, anche casalingo, purché abbia una potenza irradiata reale di almeno 100 mW/cm², qui trovi degli esempi.

A seconda degli obiettivi, puoi considerare uno schema del genere, insieme ad un medico esperto in materia:

Momento del giornoModalitàDistanzaDurataArea
Mattina prestoRED + NIR15–20 cm10 minVolto + torace
Tardo pomeriggio (max h18)RED + NIR15–20 cm10 minAddome o schiena
Sera (opzionale)SOLO RED15–30 cm5–10 minCollo o torace (per rilassamento, NO luce blu dopo)

RED: luce rossa, NIR: luce near infrared, vicini agli infrarossi, non visibile all’occhio umano.

Considera che al mattino la luce rossa può aiutare a “dare il segnale del giorno”, supportando il cortisolo.

Alla sera invece puoi usarla per relax o recupero senza rischiare di bloccare la melatonina, a differenza delle luci artificiali comuni.

Consiglio: non “sparartela” in faccia da troppo vicino, e in ogni caso non tenerla troppo vicino agli occhi per non stimolare troppo la retina e altri sistemi coinvolti in tutto questo. Infatti ti consiglio di usare occhialini protettivi per gli occhi (spesso inclusi nei dispositivi).

Gli effetti visibili soggettivi si manifestano spesso entro 1 settimana, ma i benefici sistemici possono richiedere anche 3–12 settimane. Ovviamente, come per qualsiasi terapia, non è possibile assicurare il 100% di risultati; siamo tutti diversi come sai.

La luce è un integratore!

In un’epoca in cui pensiamo alla luce artificiale solo come a qualcosa da filtrare, la red light therapy ci ricorda che non tutta la luce è nemica. Al contrario: la luce giusta, al momento giusto, è, come abbiamo visto, un vero nutriente per i nostri mitocondri. E oltre a loro, può essere utile per il nostro cervello, il nostro metabolismo e il nostro riposo.

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Bibliografia

  • Hamblin MR. Mechanisms and applications of the anti-inflammatory effects of photobiomodulation. AIMS Biophysics. 2017.
  • Sarnataro, R., Velasco, C.D., Monaco, N. et al. Mitochondrial origins of the pressure to sleep. Nature (2025). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09261-y
  • Mineroff J, Maghfour J, Ozog DM, Lim HW, Kohli I, Jagdeo J. Photobiomodulation CME part II: Clinical applications in dermatology. J Am Acad Dermatol. 2024 Nov;91(5):805-815. doi: 10.1016/j.jaad.2023.10.074. Epub 2024 Feb 1. PMID: 38307144.
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  • Couturaud V, Le Fur M, Pelletier M, Granotier F. Reverse skin aging signs by red light photobiomodulation. Skin Res Technol. 2023 Jul;29(7):e13391. doi: 10.1111/srt.13391. PMID: 37522497; PMCID: PMC10311288.
  • Sommer AP, Zhu D. Green tea and red light–a powerful duo in skin rejuvenation. Photomed Laser Surg. 2009 Dec;27(6):969-71. doi: 10.1089/pho.2009.2547. PMID: 19817517.

2 Commenti

  1. Paolo

    Buonasera dottore, da poco meno di un anno è nata la curiosità di capire cosa è il biohacking e chiaramente mi sono imbattutto nella fotobiomodulazione. Mi sono dotato di una lampada Red e infrared che ho usato più o meno secondo le linee tracciate dall’articolo, prevalentemente di sera. Ho cambiato anche alcune lampade di casa sostituendo i led con quelle mitiche a incandescenza. Non da ultimo mi sono dotato di lenti rosse da applicare agli occhiali per leggere. L’ambiente “rosso” serale cosí ricreato mi ha fatto fin da subito percepire grossi benefici in termini di rilassamento e predisposizione al sonno. Grazie per aver introdotto l’argomento così interessante che si integra alla perfezione con tutto ciò che va nella direzione di restare in salute, in ottica di longevità (ho 49 anni e non mi perdo un suo video, condividendo con moglie e figlia).

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    • Dott. Solari

      Grazie mille, sono contento abbia trovato benefici 🙂🙏🏻

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