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Il digiuno intermittente fa male?

Mar 30, 2024 | Alimentazione, Medicina Preventiva

È di questi giorni la notizia, pubblicata dall’American Heart Association, che associa il digiuno intermittente a un grande rischio cardiovascolare nel tempo. Ma è davvero così?

Assolutamente no, anzi i dati citati non valgono proprio niente, e ora ti spiego perché.

Ritengo sia doveroso porsi dei dubbi, anche sulle proprie più ferme convinzioni, quando escono nuove pubblicazioni in ambito scientifico, e proprio per questo, a differenza di altri, non penso di essere portatore di inconfutabili verità. Ma oggi non è questo il caso: lo studio pubblicato ha molti limiti e possiamo facilmente cestinarlo.

I limiti dello studio

Innanzitutto non si parla di un vero studio, ma di una presentazione preliminare fatta ad un congresso di Chicago pochi giorni fa. I dati mostrati non sono stati verificati e non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica.

Quindi già questo, senza le necessarie verifiche di attendibilità, basterebbero: per ora non esiste peso scientifico in tutto questo.

C’è una bella differenza tra un articolo pubblicato su una rivista scientifica seria, di solito dopo molti mesi di controlli e revisioni da parte di esperti, e una comunicazione senza dati presentata a un congresso.

Ma i veri limiti che rendono e penso renderanno in effetti questo studio, se verrà pubblicato, carta straccia, è che i metodi utilizzati non sono scientifici.

Le informazioni racconte si basano su ciò che riferivano le persone, quindi informazioni non verificate e con alta possibilità di errore; poi, i regimi alimentari non sono stati controllati, per cui chi faceva digiuno magari poteva mangiare hamburger e patatine ogni giorno, mentre chi non digiunava magari mangiava broccoli e carne grass fed.

E come se non bastasse, non esistono dati sullo stile di vita in generale delle persone: non si sa chi fumava, chi non dormiva, chi era sedentario o chi aveva una buona attività fisica.

Uno studio scientifico come questo per essere minimamente rilevante dovrebbe aver avuto:

  • criteri di inclusione precisi, per “catalogare” al meglio i partecipanti;
  • stratificazione, ovvero aver suddiviso i partecipanti per età, sesso, abitudini, stile di vita etc.;
  • randomizzazione dei partecipanti, ovvero aver diviso in gruppi i partecipanti in modo che possano essere gruppi simili per le caratteristiche che ti dicevo prima.

Poi sarebbero da valutare la replicabilità, la riproducibilità, i conflitti di interesse… ma mi fermo qui.

Insomma, tanto, tantissimo rumore per il nulla.

I benefici del digiuno intermittente

Rimangono saldi le migliaia di studi che invece ci raccontano quanto, ad oggi, il digiuno intermittente sia invece una fantastica arma a nostra disposizione per infiammazione, perdita di peso, problemi metabolici e in generale la nostra longevità.

Ti avevo parlato qui dei suoi ottimi benefici, se utilizzato nelle persone giuste, e te ne avevo parlato anche in relazione alla Rapamicina, un farmaco molto studiato per il suo effetto di inibizione sulla via mTOR, un meccanismo che può favorire la nostra longevità: il digiuno intermittente agisce sulla stessa via, così come anche la metformina, studiatissima ormai nell’anti-invecchiamento e così come anche, pare, la berberina.

Ciò che più conta è che il digiuno è scritto nel nostro codice genetico, abbiamo dei meccanismi derivanti dai nostri antenati che rendono il digiuno una vera e propria finestra di “riparazione” del nostro corpo.

La vera dieta mediterranea, quella ancestrale, in cui non esistevano focaccine e panini, comprendeva proprio dei digiuni, eradicati in tantissime sottoculture e religioni, specialmente a Creta, dove si narra nacque la vera dieta mediterranea, che non è quella di oggi.

Spero di averti tranquillizzato quindi; per oggi puoi continuare a utilizzare il digiuno intermittente come una fantastica opportunità.

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