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Gli estrogeni diminuiscono il rischio di cancro al seno

Giu 18, 2024 | Antiaging, Endocrinologia, Farmaci, Medicina Preventiva

La prima domanda che tante donne mi fanno quando parlo loro di estrogeni e terapia ormonale sostitutiva (TOS), per quanto io usi sempre terapia rigorosamente bioidentica, riguarda il rischio di cancro al seno.

È credenza diffusa che la TOS aumenti questi rischi ma oggi, in questo articolo, ti racconto che non solo è una credenza errata, ma una recentissima metanalisi di 10 studi randomizzati ha mostrato come il rischio sia addirittura ridotto.

Estrogeni e malattie?

Tutto parte nel 2002. Uno studio pubblicato su JAMA associava alla terapia ormonale sostitutiva un aumento di rischio di cancro al seno e infarto. Questo studio ha distrutto negli anni a venire la prescrizione di terapie ormonali in generale e ha creato un enorme mole di pregiudizi, prima tra i medici, e poi di conseguenza tra milioni di donne.

Oggi, 22 anni dopo, abbiamo a disposizione molti studi che innanzitutto dimostrano in modo inequivocabile la riduzione dei rischi cardiovascolari, sino al 52% in meno.

Ma è soprattutto questa metanalisi che citavo, appena pubblicata (aprile 2024), che ci dà notizie meravigliose.

Questa metanalisi include 10 trial controllati e randomizzati, con più di 14000 donne seguite per 16 anni, dimostra una riduzione di cancro della mammella del 22%.

Estrogeni e crescita cellulare

Qui viene analizzato il singolo utilizzo di estrogeni, che hanno azione sia antiproliferativa che proliferativa. Tradotto, alcuni estrogeni hanno un’azione che favorisce la crescita cellulare, altri invece la inibiscono.

Te li riassumo qui:

Estrogeni proliferativi:

  • Estrone (E1)
  • Estradiolo (E2)

Estrogeni antiproliferativi:

  • Estriolo (E3)

È importante però ricordare che l’estrone si divide in due principalisottogruppi“:

  • 2-OH-Estrone o Estrone 2: Considerato avere un’azione antiproliferativa e protettiva.
  • 16-OH-Estrone o Estrone 16: Ha un’azione proliferativa ed è associato con un aumento del rischio di tumori.

Questa suddivisione è importante, perché esiste un semplice test urinario, chiamato Estroprofile o Estramet in Italia, che mette in relazione questi due tipi di estrone, associandolo ad un aumentato o ridotto rischio di cancro della mammella (questo test può essere utile anche per l’uomo, per il rischio di alcuni tumori della prostata).

È assai noto infatti che diversi studi sulla carcinogenesi mammaria coinvolgono un alterato metabolismo dell’estrone, per cui questo test può aiutare molto a togliere ulteriori dubbi, sia nel medico che nelle donne interessate a queste terapie.

Queste cose vanno sapute, e va saputo che proprio per ridurre ulteriormente un effetto proliferato dell’estradiolo nelle TOS, spesso si può utilizzare anche proprio l’estriolo.

Importantissimo ricordare infine che il progesterone, molto spesso presente nelle TOS, è antiproliferativo: spesso una sua carenza, anche prima della menopausa, è causa di formazione di polipi uterini, ad esempio.

Un capitolo a parte merita la distinzione tra TOS (HRT in inglese) e BHRT (ovvero la terapia ormonale sostitutiva con ormoni bioidentici). Gli ormoni bioidentici sono molto più tollerati, sicuri, efficaci. Te ne ho parlato e li utilizzo spesso, dedicherò un nuovo articolo completo a parte.

Il rischio “zero” non esiste

Al di là di tutte queste ultime rassicurazioni dal mondo scientifico, bisogna sempre ricordare una cosa, che il rischio zero non esiste.

Quando attraversiamo la strada, quando prendiamo la bicicletta, quando saliamo su una scala, quando facciamo trekking, esiste un rischio per la nostra incolumità. Non esiste gesto che non preveda un rischio, su più fronti.

Ogni giorno noi tendiamo, per nostra natura e diciamo per conservazione della specie, a intraprendere le scelte meno rischiose possibili. Faccio sempre questo esempio ai miei pazienti: preferisce andare a Milano comodamente seduto in treno o a 200 km/h in moto in autostrada? La risposta è sempre la stessa.

Anche nel caso di queste terapie, veniamo sottoposti ad una scelta.

Ad oggi sappiamo che intraprendere una TOS, specialmente con ormoni bioidentici, è prendere il treno, innanzitutto per la sua importante riduzione di eventi cardiovascolari: gli estrogeni hanno azione protettiva in tal senso, ed è il motivo per cui prima della menopausa gli infarti nelle donne sono pochissimi in confronto agli uomini; dopo la menopausa, il rischio è addirittura aumentato rispetto all’uomo. Quest’azione protettiva pare sia mediata anche dalla riduzione dello stress ossidativo mediato dagli estrogeni.

E poi, a quanto pare, non solo abbiamo un’importante evidenza sulla non associazione a cancro mammario, ma addirittura una sua riduzione (e ti faccio presente che proprio in quello studio incriminante del 2002 che ti citavo all’inizio si era però dimostrata un’importante riduzione del tumore dell’intestino, addirittura del 37%).

È naturale che questo tipo di terapie non sarà comunque per tutte le donne, che i casi vadano sempre selezionati e discussi con le persone interessate, per poi cucire addosso ogni singola terapia: la personalizzazione è sempre la chiave, anche qui.

Sarà sempre da valutare un’eventuale genetica, una familiarità, e l’aver già avuto problemi oncologici in precedenza (cosa che ad oggi rappresenta comunque una controindicazione, anche se perfino su questo si stanno un po’ rivedendo i punti di vista).

A questo punto quindi, tu cosa scegli?

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Bibliografia

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2 Commenti

  1. Alessandra Airaldi

    Buongiorno dottore, vorrei prenotare una visita per migliorare il mio stato di salute. Grazie in anticipo.
    Cordiali saluti
    Alessandra Airaldi

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