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Insulinoresistenza: tutto spiegato

Gen 3, 2024 | Alimentazione, Endocrinologia, Fisiologia

L’insulina è l’ormone “ingrassogeno” per eccellenza e dobbiamo sempre controllarla in esami di primo livello, perché oltre ad essere la prima causa di fallimento delle diete, è anche pro-infiammatoria e non aiuta la nostra prevenzione.

Un’insulina in eccesso nel nostro corpo evidenzia uno stato di insulinoresistenza, situazione in cui il nostro corpo è “sordo” allo stimolo di questo ormone per cui viene prodotta sempre di più per cercare di esplicare il suo ruolo.

Ma qual è il suo ruolo?

Cos’è l’insulina

L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas e serve per far entrare il glucosio dentro le nostre cellule. Serve quindi per abbassare la glicemia, ovvero il livello di “zucchero” presente nel nostro sangue.

Serve inoltre per produrre proteine, agisce in collaborazione con l’ormone della crescita (GH) e il fattore di crescita insulino-simile 1 (il famoso e discusso IGF-1) per stimolare la sintesi proteica.

L’insulina e IGF-1 lavorano insieme per aumentare l’assorbimento degli aminoacidi nelle cellule muscolari, essenziali proprio per la sintesi proteica. Inoltre, l’insulina riduce la degradazione delle proteine, contribuendo ulteriormente al mantenimento e alla crescita della massa muscolare.

Infine l’insulina ha anche una funzione nella lipogenesi, cioè l’accumulo di lipidi (grassi) all’interno del tessuto adiposo, ovvero il nostro grasso.

Ma se ha tutte queste funzioni, perché è pericolosa? La domanda giusta è quando diventa pericolosa. Lo diventa quando è in eccesso nel nostro corpo. Come sempre, la natura non ama gli eccessi.

Troppa insulina

E quando è in eccesso? Quando il nostro corpo, come dicevo, diventa “sordo” al suo stimolo e si instaura un quadro di insulinoresistenza.

Quando c’è tanto glucosio in giro ma già le nostre cellule sono piene, il nostro corpo cerca comunque di far scendere questo glucosio cercando di farne entrare ancora nelle cellule, e allora aumenta lo stimolo insulinico, ma se queste cellule sono piene e non può entrare come si fa? L’insulina continua ad aumentare e aumentare per cercare di spingerne ancora di più all’interno, ma diventa un quadro non funzionale, e si instaurano tutti i meccanismi che porteranno ad un vero diabete di tipo 2 negli anni.

Faccio sempre l’esempio dei “buttadentro” nelle stazioni delle metro in Giappone.

Il treno sono le nostre cellule, le persone che non riescono più entrare sono il glucosio, i “buttadentro” sono l’insulina. Puoi capire quanto non sia molto fisiologico tutto questo!

Un’insulinoresistenza può favorire condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico nella donna, problemi di fertilità, steatosi epatica non alcolica (il cosiddetto “fegato grasso”), resistenza al dimagrimento, sindrome metabolica, patologie infiammatorie e autoimmunitarie, malattie cardiovascolari e poi, come ti dicevo, diabete mellito di tipo 2.

Cosa fare?

L’insulinoresistenza è una situazione “borderline” su cui possiamo intervenire, possiamo spesso anche farla “tornare indietro” nella maggior parte dei casi.

La prima strategia riguarda l’alimentazione. Uno stile di vita alimentare low carb, o anche una dieta chetogenica, sono quasi sempre scelte obbligate.

L’attività fisica è poi altrettanto importante. Usali, quei muscoli! L’esercizio, in particolare di forza, migliora l’insulinosensibilità, proprio grazie ai muscoli. Durante l’attività fisica, i muscoli utilizzano più glucosio, riducendo così la necessità di insulina, e questo migliora nel tempo la situazione.

L’esercizio di forza in particolare stimola i muscoli a incrementare l’espressione dei trasportatori del glucosio (come GLUT4), facilitando l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari. Questo apre maggiormente “le porte della metropolitana” e fa entrare più facilmente tutte quelle persone, ovvero il glucosio!

Sono poi molto importanti il controllo dei fattori di stress e avere una buona igiene del sonno. Problemi di stress e nel dormire possono peggiorare un’insulinoresistenza per motivi ormonali (in particolare legati al cortisolo).

Infine, esistono anche suggerimenti terapeutici. In alcuni casi si può pensare all’utilizzo di metformina, che migliora l’insulinosensibilità. Io però preferisco sempre tenerla come ultima spiaggia, e magari, in alcuni casi, proporre prima la berberina, una molecola straordinaria di cui già ti avevo parlato qui.

Consiglio sempre un prodotto ad alto dosaggio, come ad esempio questo qui sotto da 400 mg, da prendere come minimo 1 o 2 volte al giorno, con un pasto.

Puoi acquistarla con il codice sconto VS15.

Questa opzione va sempre però valutata con un supporto medico, e ricorda, prendere integratori o farmaci per un’insulinoresistenza senza affrontare tutti gli altri aspetti di cui ti ho parlato nulla, non servirà a nulla, servirà solo ad aumentare la tua frustrazione, quindi il tuo cortisolo, quindi a peggiorare la tua resistenza insulinica!

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